4WuZHVegXm1cjf7tl8WGMqKqxE0 LA FIAMMA DEL PECCATO: Pain and Gain, recensione in anteprima

lunedì 6 maggio 2013

Pain and Gain, recensione in anteprima



Voto: 5/10

Anche il pittoresco Michael Bay una volta tanto ha deciso di uscire dallo schema produttivo dei suoi ridondanti blockbuster e concedersi un film "piccolino" da soltanto 26 miloni di dollari di budget. Per farlo è tornato in quella Miami scintillante e posticcia teatro del film che ne aveva lanciato la carriera, Bad Boys. Ma al contrario della fracassona coppia di poliziotti formata da Will Smith e Martin Lawrence stavolta i personaggi che Bay mette in scena sono veramente cattivi ragazzi. La storia è quella realmente accaduta di Daniel Lugo, sciroccato fanatico del fitnenss che, per correre dietro alla sua personale visione del sogno americano, rapisce un antipaticissimo arricchito del luogo per intascare il riscatto insieme ai complici Paul Doyle e Adrian Doorbal. Siccome si tratta di tre palestrati accecati dal miraggio dei soldi facili e della vita lussuosa, talmente imbecilli che neanche i fratelli Coen sarebbero riusciti a inventarseli, il piano criminoso avrà le ovvie conseguenze impreviste...

Siamo come detto a Miami, in pieni anni '90: vi lascio immaginare quanto Bay si sia divertito a sguazzare nell'estetica pacchiana di quel per periodo. Pain and Gain è un frullato fosforescente di colori sgargianti, luci fiammeggianti, musica rozza e macchine lussuose. Niente di nuovo sotto questo punto di vista: il cinema di Bay è sempre quello, mantiene e stesse coordinate stilistiche che si tratti di un film da 300 milioni di dollari o di uno a budget più contenuto. Lo si deve accettare per quello che è, intrattenimento coattissimo. Anche la sceneggiatura non propone psicologie sottili o una trama organizzata con sapienza, ma corre dietro alle folli idee di questi tre sgangherati criminali.
Dietro all'ostentata cafonaggine della messa in scena però Pain and Gain possiede una strana, interessante vena anrchica che, quando sfocia esplicitamente nella commedia nerissima, accende nello spettatore la scintilla dell'interesse. Bay, che anche se lo volesse non riuscirebbe a lavorare in sottigliezza - e ovviamente non l'ha mai voluto - non risparmia alcuni momenti di seria follia cinematografica, tanto scorretta da diventare beatamente ilare. Mark Wahlberg, Dwayne Johnson e Anthony Mackie gli vanno dietro con un'incoscenza che a tratti ha del sublime. Certo, se il regista e gli attori avessero saputo dosare i toni, il risultato sarebbe stato ben più efficace.Il film rimane in questo modo sospeso a mezz'aria: non è un action-movie classico, non è una commediaccia al vetriolo sulla stupidità umana, non è una velenosa critica sociale del sistema di vita americano. O forse è tutte e tre queste cose, ingredienti aggiunti a palate invece che mescolati con sapienza. E' Michael Bay, non ci si può né deve aspettare finezza....