4WuZHVegXm1cjf7tl8WGMqKqxE0 LA FIAMMA DEL PECCATO: Tribute to Daniel Day-Lewis

martedì 26 febbraio 2013

Tribute to Daniel Day-Lewis

Nessun attore prima di lui è riuscito a vincere tre premi Oscar come protagonista.
Domenica scorsa Daniel Day-Lewis ha scritto una pagina importante della storia degli Academy Award, e quindi della storia del cinema. Lo ha fatto con la classe che lo ha sempre contraddistinto, e per di più con una sorprendente simpatia, qualità che invece col pasare del tempo sta smussando l'algido distacco dei tempi passati. La battuta sullo scambio di ruoli tra lui e Meryl Streep per quanto riguarda i ruoli Lincoln e la Thatcher è stata di gran lunga la più spiritosa della serata, con buona pace del fiacco conduttore Seth McFarlane...

Difficile scrivere qualcosa di nuovo su quest'artista incredibile, sulla sua arte di recitazione che possiede uno spessore drammatico e una potenza espressiva inusitati. Da più di vent'anni la sua partecipazione a qualsiasi progetto è garanzia che va ad assistere ad una prova d'attore talmente impressionante da poter essere quasi scissa dal film che la contiene. Proprio così: io ad esempio ho sempre la sensazione di andare a vedere Daniel Day-Lewis e insieme il lungometraggio in cui recita.
Tre Oscar si diceva. Meritatissimi. E aggiungerei che le prove per cui li ha ottenuti non sono neppure le sue migliori, per quanto eccelse. Se dovessi fare una classifica (cosa che, come sapete, adoro fare...) senza il minimo dubbio metterei sopra ogni altra la sua interpretazione titanica in Gangs of New York di Martin Scorsese. Quel film sbilenco e ondivago se l'è preso sulle spalle il suo Bill il Macellaio, in una performance di potenza espressiva e istrionica che ho ammirato soltanto nel miglior Jack Nicholson, quello degli anni folgoranti della Nuova Hollywood.
Sempre per il grande Martin in precedenza era stato Newland Archer in un capolavoro assoluto come L'età dell'innocenza, cambiando radicalmente registro: trattenuto e insieme appassionato, perfetto nel dare sfogo alle emozioni con un solo sguardo o il semplice gesto di una mano. Pochi hanno posseduto tale raffinatezza. E ancora più sorprendente era stato l'anno prima di incontrare Scorsese, quando nel 1992 aveva messo da parte il suo fiero distacco britannico per farsi spudoratamente virile ne L'ultimo dei Mohicani, sotto la regia di Michael Mann. Questa è la meravigliosa tripletta di interpretazioni del grande Daniel che prediligo.

Il più grande attore di sempre dunque? La tentazione di affermarlo è grande, e devo ammettere che un po' ce l'ho. Quello che invece mi lascia propendere per la risposta contraria è il fatto che non si sia mai cimentato col più difficile e sottile dei generi, la commedia. A parte un dimenticato (e francamente dimenticabile) Fergus O'Connell, dentista in Patagonia del lontano 1989, nella sua filmografia non c'è un altro ruolo che si avvicini neppure lontanamente al poter essere considerato leggero. Neppure quello del regista Guido Contini nel musical scentrato Nine. Non che debba esserci per forza, per carità, la sua arte d'attore rimane eccelsa e la mia ammirazione per lui assoluta. Però allora credo si possa più o meno disquisire sul fatto che possa essere l'attore più intenso, potente, magnetico, ma probabilmente non il più versatile. Diciamo quindi che, se devo pensare a un interprete in grado di entrare nei panni di qualsiasi personaggio in grado di evidenziare il lato gioioso della vita insieme a quello più doloroso, non è quello di Daniel day-Lewis il volto che mi viene in mente.
Vabbè, chissenefrega. Questo post ha voluto celebrare, assolutamente non limitare, la grandezza del 55enne istrione inglese.
Qual è il ruolo in cui lo preferite? Mi piacerebbe saperlo.