4WuZHVegXm1cjf7tl8WGMqKqxE0 LA FIAMMA DEL PECCATO: La vera apocalisse a New York è quella di Scorsese e Cronenberg

domenica 3 marzo 2013

La vera apocalisse a New York è quella di Scorsese e Cronenberg



Ieri pomeriggio mi sono visto con un vecchio amico italiano in visita in città. Ci siamo dati appuntamento al World Trade Center, luogo di New York che devo dire frequento abbastanza di rado prima di tutto perché non rimane nel tragitto dei miei giri abitudinari per Manhattan e poi perché, lo ammetto, dopo quasi 12 anni dall'11 settembre 2001 mi procura ancora un certo senso di spaesamento. Ogni volta che ci passo d'istinto per prima cosa guardo il cantiere ancora aperto, poi alzo gli occhi al cielo verso la nuova torre in costruzione, e come un riflesso incondizionato immagino come avrebbero dovuto apparire dal basso le Twin Towers (non le ho mai viste dal vivo). Poi, siccome l'immaginazione umana difficilmente sa resistere al macabro, ecco che nella mia testa all'orizzonte spunta il primo aereo...E' nell'immaginario mio come credo di tutti noi, difficile non farci i conti quando ti trovi in quel luogo, credetemi.

Col solito processo mentale che porta qualsiasi evento della mia esistenza a essere ricondotto al cinema, ho cominciato a pensare quante volte ho visto New York devastata sul grande schermo. Di slancio mi sono venuti in mente  - cito in ordine cronologico - la prigione desolata di 1997: Fuga da New York (che film!!!), gli alieni di Independence Day, le asteroidi di Armageddon e Deep Impact, Roland Emmerich che è tornato il città sia con Godzilla che con lo tsunami di The Day After Tomorrow. Last but not least The Avengers, che se le danno di santa ragione con gli invasori spaziali alla fine del blockuster di Joss Whedon. Ah, poi sta per arrivare Oblivion, e non sembra scherzare...Se vi viene in mente qualche altro titolo, scrivetemelo che ce ne saranno senz'altro ulteriori decine.

Insomma lo sapete meglio di me, New York da sciagattare con gli effetti speciali è la città ideale, no?  Ho scoperto l'acqua calda.
Se però penso a film ambientati nella Grande Mela che mi hanno veramente restituito una città vicina all'Apocalisse, due sono i titoli che mi rimangono impressi: Al di là della vita di Martin Scorsese e Cosmopilis di David Cronenberg. In maniera diversa, quasi antitetica tra loro, questi due film grandissimi (e abbastanza incompresi) raccontano New York in tutta la sua incredibile energia pronta ad esplodere.
Prendete la città estraniante e adrenalinica di Taxi Driver, illuminatela con i neon degli anni '90, ed ecco che avrete una minima idea di cos'è Al di là della vita. Le tre notti infuocate di Nicolas Cage, paramedico in cerca di redenzione costretto ad aggirarsi tra le anime perse di una città che è un vero e proprio girone dell'inferno, dove qualsiasi colore brucia gli occhi, anche il minimo suono devasta l'udito. Per ogni notte insonne, un "Caronte" d'ecczione: John Goodman, Ving Rhames e un Tom Sizemore allucinato e irresisitibile. La carrellata in cui sfonda a mazzate la sua ambulanza acerrima nemica è nella mia personalissima storia del cinema. Scorsese dipinge un universo impazzito dove non c'è alcuna possibilità di redenzione, solo accettazione della propria sconfitta umana. Allora tanto vale affondare in un tripudio di cinema: il montaggio al fulmicotone di Thelma Schoonmaker, la fotografia abbagliante di Robert Richardson, una colonna sonora galoppante. Brining Out the Dead è il film dell'apocalisse newyorkese, quella umana e morale del sottobosco di una città che non dorme mai e soprattutto non permette mai di domire sonni tranquilli. Se tutto sta per esplodere, per Scorsese sarà un fuoco d'artificio.

Con una lucidità altrettanto inquietante David Cronenberg con Cosmopolis fa l'esatto contrario: invece di stordirli, intorpidisce i sensi dello spettatore togliendo loro punti di riferimento. Quello che mi ha letteralmente terrorizzato di questo film è il lavoro sul sonoro. Se avete passato anche un solo giorno a New York saprete benissimo che è impossibile evitare l'inquinamento acustico di un luogo dove tutto è rumore, stimolo sonoro. In Cosmopolis invece il silenzio, non solo della limousine di Robert Pattinson ma anche quello nei diner o nei caffè,  è angoscioso e quindi assordante. Anzi, non è silenzio, è mancanza di suono, come avviene in quei secondi che precedeno una grande deflagrazione. Tutto è ovatatto, irreale in Cosmopolis, ma come in Al di là della vita pronto a esplodere. Solo un genio poteva avere quest'idea per restituire il senso di minaccia incombente della metropoli.
Sia ben chiaro che New York non è quella di Al di là della vita o Cosmpolis, non è una bomba a orologeria. E' semplicemente la rappresentazione più sfavillante e blasonata del tempo che viviamo. E' il circo mediatico dell'era moderna, il luogo (o anche non-luogo, scegliete voi) che può essere adoperato per riempirlo con qualsiasi discorso sulla nostra società. Meglio ancora se votato al pessimismo e al nichilismo...