4WuZHVegXm1cjf7tl8WGMqKqxE0 LA FIAMMA DEL PECCATO: Stanley Kubrick non mi manca...

giovedì 7 marzo 2013

Stanley Kubrick non mi manca...



Il 7 marzo del 1999 moriva Stanley Kubrick.
Quel giorno si è chiusa definitivamente un'epoca di cinema contemporaneo.
Rimaneva ancora il suo ultimo Eyes Wide Shut, che avrei visto l'1 settembre dello stesso anno al Festival di Venezia. Poi però non ci sarebbe stato più niente. Non ci sarebbe stata più l'attesa per il suo prossimo film, quella che durava anni prima che venisse annunciato un nuovo progetto, e altri anni ancora prima che venisse poi interamente realizzato. Tanto per farmi capire, avevo 13 anni quando vidi al cinema Esperia (adesso Roma) Full Metal Jacket, e ne avevo invece 26 alla proiezione al Lido, nella Sala Grande di Eyes Wide Shut. Due persone quasi totalmente differenti, accomunate dalla stessa indefinibile trepidazione.

A così tanto tempo dalla sua scomparsa oggi mi trovo però ad ammettere che Stanley Kubrick in realtà non mi manca, né mi mancano i suoi film. E' una sensazione difficile da spiegare, non sono neppure sicuro riuscirò a farlo come vorrei.

Per sentire la mancanza di qualcuno, una persona cara così come un artista (fatte ovviamente le dovute proporzioni) si deve per forza di cose inserirli in una storia personale, connetterli con un contesto al quale tu stesso puoi riferirti.
Ecco, Stanley Kubrick non può essere riportato a questo processo. La sua vicenda artistica è talmente slegata da qualsiasi contesto avvicinabile ad altri autori che in qualche modo lo isola dall'essere comparabile. Ogni suo film, almeno da Lolita in poi, era un'opera d'arte che non trovava alcun riscontro con i tempi e la società in cui era stata concepita, poiché quasi sempre ne anticipava la visione, oppure più semplicemente se ne collocava all'esterno. Non credo sia un caso se l'immagine del cinema di Kubrick maggiormente inculcata nell'immaginario collettivo è il monolito di 2001: Odissea nello spazio...

Come può dunque mancare un cineasta che si è così sottratto ai comuni processi artistici? Non esiste un contesto produttivo, un genere cinematografico, una moda che siano riusciti a incornciare i film di Kubrick. Non ci si poteva accostare al suo cinema, andava troppo oltre qualsiasi possibilità di catalogazione. Lo si poteva ammirare da lontano, esserne travolti, senza però avere la sensazione che con la visione dei suoi lungometraggi si stesse partecipando a un'esperienza collettiva. Ecco, questo forse è il nocciolo della questione: i film di Kubrick non portavano con loro la gioia del confronto con gli altri, siano stati essi i compagni di visione o addirittura lo stesso autore. Ci si trovava di fronte a qualcosa di troppo grande e sicuramente lontano per poterlo veramente rapportare a noi.

Stanley Kubrick non ha lasciato "eredi" cinematografici, almeno per quanto mi riguarda. Questa è un'altra prova lampante del suo essere altro rispetto a tutto il resto. In alcuni capolavori passati dei fratelli Coen ho intravisto la sua scelta estetica di distacco rispetto alla materia trattata, ma si trattava di ben altro contesto e soprattuto di ben altro approccio filmico. La grandezza del suo cinema si è rivelata quindi sterile. Quello che intendo è che con la giusta dose di estro si potrebbe anche riuscire di fare un film alla Alfred Hitchcock, alla Ingmar Bergman, alla John Ford, alla Billy Wilder, alla Federico Fellini e chi altri volete voi. Non penso però si potrà mai fare un film alla Stanley Kubrick. Mi sono spiegato? Per paradosso ritengo che un altro grande cineasta impossibile da seguire nella lezione cinema che ci ha lasciato sia John Cassavetes, il quale però si approcciava a quest'arte in maniera radicalmente opposta da Kubrick, e cioè con una mole di storia personale, vita vissuta e di emozione altrettanto impossibili da riproporre.

Stanley Kubrick dunque non mi manca perché la sua arte trascende la mia capacità di trovarci un appiglio a cui aggrapparmi. Ancora oggi vedo i suoi film e sento che devo indagarli, trovarne ulteriori significati, ricondurli dentro un recinto virtuale in cui teoricamente potrebbero essere  inseriti un cineasta e un critico cinematografico come me.
Io ancora quel recinto non l'ho trovato. Stanley Kubrick non mi manca perché ancora non ho finito di farci i conti. E a questo punto dubito mi mancherà mai...



La foto qui sopra è con Christane Kubrick, data febbraio 2009 ed è stata scattata a Childwickbury House, dove ha vissuto per anni con Stanley. Più precisamente ci trovavamo nella biblioteca privata di Kubrick, dove ho intervistato lei e Ian Harlan per uno speciale andato poi in onda su Coming Soon Television. Non penso ci sia bisogno di spiegarvi che esperienza è stata.

3 commenti:

  1. Bellissimo pezzo.
    E non ti preoccupare: ti sei spiegato bene!
    :)

    In c*?&% alla balena per il tuo nuovo blog.
    Aggiungo immediatamente il link sul mio.

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  2. riflessivo e per niente scontato.Complimenti!

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