4WuZHVegXm1cjf7tl8WGMqKqxE0 LA FIAMMA DEL PECCATO: L'inganno e l'etica: The Incredible Burt Wonderstone

sabato 16 marzo 2013

L'inganno e l'etica: The Incredible Burt Wonderstone



Voto 6/10

Nella maggior parte dei casi i film che hanno come protagonista la magia riflettono sulla responsabilità della dissimulazione. Penso ad esempio a grandi film come The Prestige di Christopher Nolan, oppure Ombre e nebbia di Woody Allen. Recentemente  l'ha fatto con grande finezza Il grande e potente Oz, e lo fa in maniera interessante anche The Incredible Burt Wonderstone.
Per ingannare il pubblico, per proporgli uno spettacolo che lo costringa a distorcere anche per un solo istante il senso della realtà, serve un codice morale. Quello che conta è rispettare chi si ha di fronte, garantendogli divertimento e stupore, veicolando però allo stesso tempo queste emozioni attraverso dei valori comunque positivi. Il film diretto da Don Scardino ha l'intelligenza portare avanti questo discorso in maniera piuttosto intrigante, grazie al rapporto d'amicizia tra Wonderstone e il suo trentennale partner Anton Marvelton, ma soprattutto attraverso la rivalità con l'astro nascente della magia Steve Gray, dissimulatore che invece va incontro al gusto sadico e ambiguamente voyeuristico delle folle.
Dietro la facciata della commedia ridanciana ecco che la riflessione su cosa significhi oggi fare spettacolo si rivela più profonda e sfaccettata di quanto ci si potesse aspettare da un prodotto del genere. Anche la sequenza finale propone degli spunti bizzarri sulla "disponibilità" del pubblico a farsi ingannare da chi lo fa per professione.
The Incredible Burt Wonderstone sarebbe stato un film molto più riuscito se non si fosse concesso qualche scappatoia comica troppo facile, e alcuni momenti in cui le scene sono buttate a casaccio senza rispettare una trama ben organizzata. Scardino mette in scena il film senza infamia né lode, sbagliando i tempi e (stranamente) le luci di qualche sequenza ma trovando anche alcuni picchi molto frizzanti. Steve Carell non mi ha convinto del tutto, lo preferisco di gran lunga quando si prende un po' più sul serio e lavora sul lato malinconico del suo "tipo fisso". Una goduria assoluta sono i momenti in cui è davanti alla macchina da presa Alan Arkin, genio assoluto dell'arte della comicità. E finalmente anche Olivia Wilde, oltre al più bel volto dell'odierno panorama cinematografico americano, inizia a lasciar trasparire qualche indizio che potrebbe essere una vera attrice.