4WuZHVegXm1cjf7tl8WGMqKqxE0 LA FIAMMA DEL PECCATO: Stoker, ovvero parenti serpenti...

mercoledì 6 marzo 2013

Stoker, ovvero parenti serpenti...

Park Chan-wook scivola in una regia eccessiva

Voto 5/10

Quando  la ricercatezza della messa in scena - sia essa fatta di movimenti di macchina, ricerca cromatica o taglio dell'inquadratura - ti distraggono dalla presa emotiva della storia che un film sta raccontando, quasi sempre significa che c' qualcosa che non va. Questo è ciò che succede quasi immediatamente in Stoker, esperimento americano del grande "Old Boy" Park Chan-wook.
Lo spunto di partenza (sceneggiatura dell'attore Wentworth Miller, quesllo di Prison Break) vede chiuso dentro una ricca casa di campagnia un trio familiare piuttosto disfunzionale: figlia problematica, madre algida e zio - fratello del padre/marito appena morto - sbucato dal nulla.
Come ampiamente prevedibile i rapporti tra i vari protagonisti diventano sempre più conflittuali, le relazioni interpersonali si caricano di ambiguità, erotismo e violenza più o meno sopita diventano parte fondamentale del gioco al massacro. Insomma, niente di nuovo per questo tipo di drammi/thriller, e tanto meno per il cinema di Park Chan-wook, che fin dall'inizio si concede leziosismi visivi capaci magari di intrigare l'occhio dello spettatore per qualche scena, ma ben presto cominciano a sovrastare l'interesse per quello che sta accadendo sul grande schermo. Stoker così diventa una sequenza di belle immagini che però non costruiscono una trama interessante, anzi si dirigono verso l'esatto contrario. Alcune scene risultano addirittura confuse nella presentazione dei fatti, così come inutili nello sviluppo narrativo.

Stranamente poco efficace anche il trio d'attori principali: Matthew Goode, talentuoso ma decisamente discontinuo, si perde in un sorriso che vorrebbe essere minaccioso ma pare quasi sempre imbalsamato. La Kidman è quella che più o meno riesce a fornire una prova decente, anche se neppure lontanamente all'altezza dei suoi anni gloriosi. La delusione più grande però viene da Mia Wasikowska, fino ad oggi sempre convincente. Nel ruolo di India invece si dimostra pesantemente fuori parte, incapace di gestire i fremiti e l'ambiguità di una ragazza comunque complicata da delineare (lo script non l'aiuta c'è da dire...).
Alla fine si è dunque avverato quello che temevo: Park Chan-wook, come gli è capitato talvolta anche in alcuni suoi lavori precedenti, si è lasciato travolgere dal suo occhio cinematografico votato all'istrionismo e ha realizzato un'opera visivamente troppo carica, che diventa esagerata invece che elegante. Quando ogni scena viene girata come se fosse una scena-madre, spesso significa che di momenti veramente pregnanti non ce ne sono. E' purtroppo il caso di Stoker, ritratto color sangue della (solita?) famiglia americana.