4WuZHVegXm1cjf7tl8WGMqKqxE0 LA FIAMMA DEL PECCATO: Oz, ovvero quello che non possiamo più vedere...

lunedì 11 marzo 2013

Oz, ovvero quello che non possiamo più vedere...



Voto 8/10

Distinto Signor Sam Raimi,
lei è un dannato geniaccio.
Il cinema di genere ha sempre saputo farlo, anche nelle sue opere meno riuscite.
Con Pronti a morire in particolar modo aveva anche lasciato intuire di poterlo omaggiare a modo suo.
Adesso con Il grande e potente Oz ha dimostrato di conoscerne ed amarne la storia.
Più di tutto però, e di questo al suo ultimo lavoro sarò eternamente grato, ha capito dove andare a cercare quello che a noi spettatori ormai troppo smaliziati un po' comincia a mancare: l'emozione legata alla sorpresa.
Grazie al digitale ormai sul grande schermo abbiamo visto praticamente tutto. Non penso esistano mondi immaginari che possano ancora rappresentare un momento di reale stupore per il pubblico che mediamente si accosta al fantastico. Dopo Matrix, Il Signore degli Anelli, Avatar, dopo il prodigio del 48fps de Lo Hobbit cos'altro può regalarci quel piccolo ma prezioso sentore di novità dello sguardo?
Raimi ci risponde con grande raffinatezza: la semplicità e la tradizione. Quali sono i momenti più emozionanti de Il grande e potente Oz? Non certo i paesaggi fantasmagorici, i setting spettacolari o gli effetti speciali funambolici. No, quelli come detto possiamo trovarne a carrettate in almeno una mezza dozzina di blockbuster hollywoodiani a stagione.
Una piccola, semplicissima bambolina di porcellana che parla e soffre come una qualsiasi bambina. Il bianco e nero del cinema degli albori. Il male che si manifesta attraverso la sua ombra proiettata sul muro. E poi, finalmente, la storia del cinema che esplode quando arriva la Strega Cattiva. Ecco da dove arriva lo stupore. E con esso il sentimento.
Raimi lavora con grande intelligenza sui dettagli, sulla coerenza interna a un prodotto che inevitabilmente avrebbe dovuto rimandare al tempo che fu. Evita il ricalco, si tiene lontano dalla ricerca inutile dell'effetto roboante, e si dedica invece a cercare appigli, spunti, riflessioni anche sorprendenti su cosa veramente significa emozione al cinema. In più di un'occasione Il grande e potente Oz è metafora, specchio, riflessione su cosa significhi incantare lo sguardo, e anche sulla responsabilità che tale potere comporta. A volerne scandagliare in profondità alcuni sottotesti, forse è addirittura un film che indaga la gestione del potere mediatico all'interno del sistema democratico occidentale (o della sua reale mancanza).
Il tocco cinefilo e veramente da inchino che però Sam Raimi ha pennellato in questo film è la gestione degli attori, che ha scelto di far recitare come si faceva una volta: non cercando la naturalezza ma al contrario l'eleganza, l'ironia, l'istrionismo controllato. A me il cast ha fatto venire in mente le commedie brillanti degli anni '40, quelle di Cuckor e Capra tanto per intenderci. James Franco, Michelle Williams e Rachel Weisz hanno risposto magnificamente, l'attore protagonista finalmente mi ha sorpreso in positivo. Mila Kunis è l'unica che all'inizio proprio mi è parsa non capirci nulla, salvo poi diventare il mito fondante di Oz.
Se non fosse per qualche lentezza e lungaggine nella prima parte, Il grande e potente Oz sarebbe stato  da 9/10. E' un film acutissimo, sfrontato, arioso. E' cinema fantastico che sa dove cercare il contatto col pubblico, sfrutta senza ruffianeria le coordinate già imposte all'immaginario collettivo e le ripropone rimostrandone il cuore pulsante. Bello ma bello.
E nuovo.