4WuZHVegXm1cjf7tl8WGMqKqxE0 LA FIAMMA DEL PECCATO: Clint e l'ultima beffa del Tribeca

domenica 28 aprile 2013

Clint e l'ultima beffa del Tribeca



Il Tribeca Film Festival è terminato, e state pur certi che non ne sentirò la mancanza.
Qualità dei film piuttosto scarsa, a parte i pochi che vi ho segnalato nei post dei giorni scorsi. Possibilità di ottenere interviste praticamente nulla, se non partecipando alla baraonda dei red carpet, il che significa di solito spintonare i colleghi, ottenere riprese audio e sonoro non ottimali e parlare con attori e registi per pochi, confusi secondi.
Poi, soprattutto, per fare un red carpet bisogna essere intraprendenti, briosi e avere un minimo di faccia tosta, qualità che a me mancano del tutto.
Dal momento che il tappeto rosso di ieri pomeriggio sarebbe stato attraversato da un certo Clint Eastwood, mi sono forzato a chiedere di poter partecipare. Quando la mail di risposta con la disponibilità è arrivata solo cinque minuti dopo la mia richiesta avrei già dovuto insospettirmi. Come mai la stessa organizzazione festivaliera che mi ha concesso soltanto un'intervista in tutta la kermesse mi lascia poi andare all'evento più prestigioso? L'avrei scoperto il mattino dopo, a mie spese...
Check-in della stampa alle 13:00, poi tre quarti d'ora per aspettare che i talent inizino a percorrere il tappeto rosso e fermarsi per le interviste. Io, come da prassi, arrivo alle 12:40, e vi assicuro che per i miei standard è un anticipo anche contenuto...
Mi assegnano il mio posticino dietro la balaustra bianca, accanto a una coppia di colleghi israeliani con cui iniziamo una bella chiecchierata su Clint Eastwood, Darren Aronofski (entrambi devono partecipare a questo incontro col pubblico) e il loro cinema. Man mano che si avvicina l'ora dei primi arrivi comincio a essere più teso, non avendo mai fatto questo tipo di interviste d'assalto, diciamo così. Ricontrollo dieci volte il mio iPad per fare il video, ripasso le domande da fare ai due cineasti ed evetuali "generiche" per altre possibili celebrità che si fermeranno a chiacchierare con noi. Inizio ad essere talmente nervoso che quando arriva la notizia che si tarderà qualche minuto sono quasi sollevato. Anche se è quasi un'ora che sto fermo in piedi e la schiena comincia a scricchiolare. Sapete, non sono più un ventenne. E comunque mi scricchiolava già a quell'età...
Un altro indizio che mi avrebbe dovuto far capire che tutto sarebbe andato storto è che sul red carpet ieri di giornalisti ce n'erano davvero pochini: almeno metà del corridoio era vuoto, e noi eravamo stati spostati e ammassati tutti nella prima parte. Un collega mi ha giustamente fatto notare che il festival stava finendo, e per di più si trattava di un bel sabato di sole. Perché passarlo ad aspettare ore per fare se va bene due minuti d'intervista? Domanda tutt'altro che retorica...

Alle 14:00 circa una delle assitenti dell'ufficio stampa del Tribeca ci viene a dire che Mr. Eastwood arriverà probabilmente verso le 15:00 (!!!) e non è sicuro si fermi a fare né le interviste né il photocall, visto il ritardo.
Bene. Perfetto.
Io comunque decido di aspettare, perché anche una frase scambiata al volo con una leggenda come lui merita il sacrificio, almeno per me. L'ho già incontrato lo scorso settembre quando ha presentato Trouble With the Curve, e posso assicurarvi che è così.
Però un conto è non fermarsi con la stampa, un conto è sbucare all'improvviso da una porta di servizio e percorrere di corsa il red carpet. Questo è successo verso le 14:50, quando Clint Eastwood, accompagnato da pochi membri dello staff, ha non troppo simpaticamente snobbato chi stava in piedi da circa due ore ad aspettare di incontrarlo. Per carità, niente di tragico, in questo mestiere sono cose che capitano. Alla fine l'unica cosa che sono riuscito a fare sono le due fotografie che vedete in questo post.
Passato Eastwood in maniera così repentina (prego leggere la frase con una punta di sarcasmo...), molti colleghi si sono diretti a protestare con le publicist, che si rimpicciolivano piuttosto imbarazzate e adducevano la scusa che, visto il tremendo ritardo, Clint proprio non poteva fermarsi.
- Ma almeno Darren Aronofski? Chiede una giornalista.
- Dovrebbe arrivare tra circa mezz'ora...
- E Eastwood allora non poteva fermarsi se comunque doveva aspettare Aronofski?
Silenzio imbarazzato
- Ma Darren si fermerà a parlare coi giornalisti?
- Non posso assicurarvelo...
Di sicuro con me Darren non avrebbe parlato. Non ho neppure lasciato che la ragazza finisse la frase: ero già diretto verso la metro.
Questo è stato l'ultimo atto di diceci giorni di tribeca Film Festival.
Speriamo nel prossimo anno. Perché tanto, già lo so, io ci ricascherò e parteciperò entusiasta...