4WuZHVegXm1cjf7tl8WGMqKqxE0 LA FIAMMA DEL PECCATO: Tribeca Day 3 - Nel segno di Melissa

sabato 20 aprile 2013

Tribeca Day 3 - Nel segno di Melissa

Soltanto due i lungometraggi visti oggi al Tribeca Film Festival, in una giornata abbastanza interlocutoria per numero di film in programmazione. Quello della mattina è stato l'intessante Bottled Up di Enid Zentelis, ennesimo film ambientato nella provincia americana ma costruito in maniera piú fresca ed originale di quelli che abbiamo visto fino ad oggi. La vicenda ruota intorno a un triangolo a dir poco bizzarro: Faye è la classica donna di mezza età con a carico sua figlia Sylvie, ragazza che dopo un incidente automobilistico continua a soffrire tremendi dolori alla schiena, i quali la costringono all'uso continuo di farmaci. Quando la donna decide di prendere come coinquilino l'affascinante ecologista Becket, l'atmosfera dentro la loro casa cambia radicalmente.
Poverissimo dal punto di vista puramente estetico - il film è girato in ambientazioni fin troppo dimesse e in un digitale di fattura poco piú che amatoriale - Bottled Up ha però una storia non convenzionale, che descrive un rapporto madre-figlia in maniera piuttosto realistica. La negazione/consapevolezza che lega Faye alla problematica Sylvie è un sentimento ambivalente sviluppato con intelligenza. Il dramma leggero procede con discreta progressione, fino al bel finale per nulla scontato. Merito dell'efficacia del film va poi ovviamente attribuito alla performance della protagonista Melissa Leo, che nell'interpretare per l'ennsima volta una madre varia tono e fornisce una prova come al solito maiuscola. Anche nei momenti in cui il suo personaggio deve mostrare sia maturità che una soffusa carica erotica, la Leo convince in pieno. Bravina anche la giovane Marin Ireland nei panni non facili di Sylvie. Bottled Up è dunque un film riuscito, che si poggia soprattutto sulla buona definizione psicologica dei caratteri e sulla prova delle due attrici.

Davvero pessimo invece il secondo film della giornata, il presunto horror di Karl Mueller Mr. Jones. Provate a immaginare il solito sottogenere "cabin in the woods" che però parte come un film che si ispira al cinema di Terrence Malick (sob...) per poi trasformarsi senza alcun motivo valido in un'opera che scimmiotta involontariamente il lavoro di David Lynch. Senza capo né coda, con una trama che solo nella prima mezz'ora è minimamente logica, Mr. Jones naufraga nel meta-cinema con una presunzione che, a mio avviso, le opere no-budget non dovrebbero mai possedere.

Questo lo scarno bottino del terzo giorno qui a New York. Domani il programma dovrebbe riservare prodotti più consistenti. Stay tuned!